Fuffa Watchdog: Ennio Piccaluga

Ennio Piccaluga è un fermo sostenitore della presenza di una civiltà marziana vissuta in un lontano passato.

Non ci sarebbe nulla di male in questo, ognuno è libero di credere in ciò che vuole. Il problema nasce nel momento in cui tale personale convinzione viene divulgata come un fatto storico sulla scorta di immagini e foto marziane molto discutibili che mostrerebbero presunte strutture artificiali, figure complesse e florida vegetazione; tutti elementi che Piccaluga ritiene siano prove della presenza di antiche civiltà e vita extraterrestre ed intelligente sul pianeta rosso.

 

Di quali immagini parliamo? Un primo contributo fotografico ci viene fornito da una puntata di Voyager dell'8 settembre 2010 in cui era ospiste Piccaluga, vediamo:

 

La migliore confutazione su quanto espresso da Piccaluga è stata prodotta da Paolo Attivissimo attraverso la pubblicazione di questo post.

 

Leggendolo appare subito evidente come la copertina del libro del sig. Piccaluga, Ossimoro Marte, presenti una illustrazione forzata sulla prima di copertina, la cui struttura architettonica proposta è nella realtà inesistente, in quanto generata da artefatti dell'elaborazione digitale. Come dimostrato da Attivissimo, basta osservare l'immagine, che non è una foto, usata per realizzare la copertina, ricavata da una sezione della rappresentazione 3D della stessa immagine piatta.

 

Viene infatti dimostrata la differenza tra la seguente immagine con l'evidenza delle presunte strutture artificiali rilevate da Piccaluga

dal blog di Paolo Attivissimo
dal blog di Paolo Attivissimo

e l'effettiva foto, ricavata dalla stessa sezione, prima di essere elaborata tridimensionalmente

dal blog di Paolo Attivissimo
dal blog di Paolo Attivissimo

 

Quindi Ennio Piccaluga ha dato inconsapevolmente credito ai citati artefatti dell'elaborazione 3D, sostenendo erroneamente l'esistenza di strutture artificiali sul suolo marziano. Ma non è tutto.

 

Ripete il medesimo errore di valutazione anche con le immagini dell'Olympus Mons elaborate in 3D, proponendo queste due figure (nn. 3 e 4, da lui enumerate) come chiaro riscontro che alle pendici del vulcano siano visibili "due aperture rettangolari con, sulla destra, peculiarità dalla forma regolare e presuntivamente artificiali".

 

A queste immagini Piccaluga ne aggiunge una terza (n. 2) nella quale, con riferimento a quanto sopra evidenziato, spiega che "questi particolari (che dovrebbero trovarsi nella parte in basso del monte), come si può chiaramente notare, sono stati cancellati ……con il paintbrush da qualche grafico molto zelante (su ordine di chi?)".

Ricostruzione tridimensionale dell'Olympus Mons
Ricostruzione tridimensionale dell'Olympus Mons

 

Forse sarebbe opportuno risalire ad una prima serie di immagini che offrano una risoluzione migliore, partendo proprio da quelle caricate su Google Earth/Mars:

 

Volendo andare oltre la verifica con Google Earth per non essere sempre affidabile (sono il primo a sostenerlo), anche se in questo caso l'effettiva natura di quanto segnalato da Piccaluga è palese anche con l'utilizzo di questa modesta risorsa, è possibile ottenere un ulteriore riscontro grazie alle immagini disponibili sul Mars Image Explorer che offre la mappatura del pianeta attraverso il Thermal Emission Imagin System (THEMIS), una strumentazione montata sulla sonda Mars Odessey.

 

Attraverso due immagini, la V10078006 e la I01490005, si ha una chiara evidenza di cosa Piccaluga ha erronamente scambiato per aperture rettangolari presuntivamente artificiali. Prendo in considerazione la THEMIS V10078006 e la ruoto di 180° per posizionarla nell'esatta inquadratura:

 

THEMIS V10078006 - Mars Image Explorer - NASA/JPL/Arizona State University
THEMIS V10078006 - Mars Image Explorer - NASA/JPL/Arizona State University

 

Se non è sufficiente possiamo anche dare un'occhiata alle immagini proposte dallo stesso sito e disponibili grazie alla mappatura del Viking Orbiter 2, lanciato il 9 settembre 1975. Ecco l'immagine più eloquente (anche qui ruotata di 180° per rispettare la medesima inquadratura) che identifica il luogo "anomalo" su cui Piccaluga si è soffermato, la 048B14:

VIKING 048B1 - Mars Image Explorer - NASA/JPL/Arizona State University
VIKING 048B1 - Mars Image Explorer - NASA/JPL/Arizona State University

 

Può bastare? Direi proprio di sì.

Queste sono immagini disponibili da sempre essendo di pubblico dominio. Mi chiedo quindi in che modo Piccaluga sia giunto alle sue strambe conclusioni senza risalire alle immagini originali in alta risoluzione, limitandosi a commentare quelle elaborate in 3D (con relativi artefatti di compressione digitale), fino ad accusare qualche grafico molto zelante di averle cancellate per ordini superiori. E' davvero risibile, se solo si pensa che tale materiale maldestramente interpretato è stato inserito in un libro venduto al pubblico.

Un altro argomento molto caro al sig. Piccaluga è relativo alla presenza, così sostiene, di vegetazione marziana contraddistinta da piante ed alberi alti centinaia di metri. Com'è possibile? La spiegazione è ben altra ed è stata proposta da chi effettua realmente ricerca scientifica monitorando il suolo di Marte: parliamo dei martian geyser (geyser marziani), generati dalla sublimazione di anidride carbonica, durante ogni primavera marziana, proveniente dal permafrost ghiacciato del pianeta che si palesa attraverso due distinti processi: rivoli scuri che scivolano lunghe le dune; sbuffi di sabbia che s’innalzano dal suolo ricadendo per un raggio di diverse centinaia di metri. Questi eventi sono dettagliatamente spiegati qui, qui, qui e qui.

 

La replica di Piccaluga non si è fatta attendere molto, pubblicata in questo articolo (copia backup) nel quale, in barba a quanto spiegato sulla vera origine delle sue "foreste", ripropone le medesime immagini (figg. dalla n. 6 alla n. 10, per rispettare i riferimenti che di seguito verranno citati) insistendo sulla sua ipotesi: è vegetazione marziana.

Ecco la parte più avvilente del suo ragionamento nel momento in cui pone sullo stesso gradino le ricerche condotte dalla NASA, in relazione ai geyser marziani, con le sue personali teorie:

 

«Al massimo, potremmo considerare queste affermazioni come “ipotesi” (si riferisce alle spiegazioni fornite dagli scienziati della NASA - n.d.r.). Ipotesi valide tanto, quanto quella, comunque più credibile, che possa trattarsi di piante. Gli stessi cicappini, in evidente malafede, si sono ben guardati dal commentare l’altra foto dell’Esa (Fig. 9 e 10) che pure è stata mostrata ed in cui è possibile notare, senza alcuna ambiguità, delle ramificate piante arbustiformi, nei pressi del cratere di Gusev (lo stesso nei cui pressi è stata osservata la ormai ben nota figura antropomorfa denominata la “sirenetta”). Nella fig.10 è possibile osservare, addirittura, il colore “verde” della clorofilla.»

 

Insomma, per Piccaluga è piu credibile che su Marte ci siano piante arbustiformi e non processi naturali in cui la sublimazione di CO2 genera quanto sopra descritto. E pensare che anche il Corriere della Sera pubblicò nel gennaio 2010 un articolo in merito, a firma di Elmar Burchia, dal titolo Gli (immaginari) alberi di Marte che a Piccaluga sarà sfuggito sicuramente.

 

Non completamente sazio di queste misinterpretazioni, Piccaluga ne avalla una terza a sostegno della vita intelligente su Marte: la presenza di figure antropomorfe, per lo più volti, sulla superfice del pianeta. Un interessante spunto per ragionare su quanto ancora sostenuto da Piccaluga possiamo leggerlo in un articolo pubblicato da Ufoonline a sua firma, dove sono citate ed in parte mostrate alcune immagini che lo stesso considera di estremo interesse chiedendosi se ciò costituisse una prova provata che qualcuno, forse in epoche remote, disegnava dei volti sull’orografia di quel pianeta. Vediamo queste immagini citate nell'articolo, partendo dalla King Face di seguito illustrata:

 

Si tratta anzitutto di una sezione ricavata dalla rilevazione satellitare della sonda spaziale Mars Global Surveyor molto più estesa e denominata MOC narrow-angle image M02-03051, che possiamo consultare qui (full-size).

 

Dove sarebbe questo volto marziano che Piccaluga dichiara di aver inserito a pag. 193 del suo libro? Di primo acchito sarebbe difficile riscontrarlo, ecco quindi che entrano in gioco manipolazioni grafiche per risaltare, con contrasti e saturazioni cromatiche, quei rilievi fino a fargli assumere queste fattezze:

 

Il sig. Piccaluga insiste con questa teoria proponendo altre due immagini (da lui citate nell'articolo di Ufoonline come fig. 1 e fig. 2) che riporto di seguito:

 

Ecco come il sig. Piccaluga descrive tali immagini:

 

«Altro volto di estremo interesse è quello osservato nella foto Nasa M400291 (Fig. 1 e Fig. 2 al lato). Pur essendo di un’evidenza lapalissiana, non è mai stato notato da nessuno, poiché c’era qualcos’altro che distraeva gli studiosi. In effetti, affiancate  al volto, ci sono formazioni tubolari di grande interesse che hanno completamente ipnotizzato gli osservatori.


La grafica poi non è caricaturale o abbozzata, ma definita, completa di quanto necessario (occhio, sopracciglio, naso, bocca, mento) nonché dell’espressione, un plus di grande valore che mette insieme tutti i particolari dando loro un senso compiuto.»

 

Vediamo la foto in questione attraverso una migliore risoluzione, grazie alla spettacolare galleria di immagini raccolta dalla Mars Orbiter Camera (MOC). Ecco quindi la MOC narrow-angle image M04-00291 consabile qui (full-size). Anche in questo caso per distinguere la figura citata da Piccaluga bisogna ruotare l'immagine di 180°:

MOC narrow-angle image M04-00291
MOC narrow-angle image M04-00291

 

E' davvero un volto espressivo di evidenza lapalissiana? Ci vuole una grande fantasia per distinguerlo tra quei rilievi marziani e, soprattutto, inventarsi dei contorni facendo terminare le linee del profilo dove fa più comodo per evidenziare ciò che nella realtà non esiste, se non nell'interpretazione soggettiva comunemente conosciuta come pareidolia.

 

Perchè se non si trattasse di questa nota illusione generata dalle nostre associazioni mentali, allora dovremmo concludere che i lontani parenti di Topolino siano giunti su Mercurio realizzando questa opera, oppure sullo stesso pianeta Marte con quest'altra eclatante raffigurazione.

 

Per ciò che riguardano le formazioni tubolari di grande interesse, sempre citate dal sig. Piccaluga, è il caso di segnalare che si tratta di una leggenda marziana già trita e ritrita da molti anni, è infatti possibile leggerla anche qui oppure, ancora meglio, in una richiesta formulata direttamente alla NASA dallo scrittore britannico Arthur C. Clarke come di seguito riportata (lo scrittore li chiamava glass worm, verme di vetro):

 

Una prima risposta a questo enigma è possibile leggerla sul sito rense.com a firma del dott. David C. Pieri, Ph.D. Earth and Space Sciences del Jet Propulsion Laboratory. Ne riporto una parte essenziale:

 

«Realize one critical fact--these are not "tubes"...the positive relief is an ILLUSION--the area is crossed by concave valleys. The transverse dune trains are emplaced on the valley floors--this is not new, either or Mars or the Earth. It even occurred at very small scale in the Viking Lander 1 site in Chryse Planitia...not all that far away from where this MGS picture was taken.»

 

In sintesi, il testo di Pieri spiega che si tratta di una illusione: quel che viene percepito come convesso e tondeggiante è in realtà concavo o comunque pianeggiante. Si tratta di un canale le cui "dorsali" sono infatti creste e non costole o incisioni. Sono delle dune di sabbia modellate dal vento vento e dall'erosione. Anche l'effetto "vetroresina" è ottenuto giocando con i livelli di contrasto dell'immagine.

 

Ma non è finita. Un'ulteriore conferma sulla natura di questi "tubi" arriva da Phit Plait di Bad Astronomy che in un articolo ne spiega la natura smentendo colui che l'aveva proposta, ancor prima di Piccaluga, come evidenza di vita intelligente su Marte: Richard Hoagland, da anni protagonista delle peggiori cospirazioni appartenenti alla Bad Ufology. Non è un caso infatti che i crediti impressi nella precedente immagine appartengano alla The Enterprise Mission, sito stracolmo di fuffa dallo stesso fondato.

 

A questo punto mi chiedo quali siano le fonti alle quali il sig. Piccaluga attinge per scrivere i suoi articoli o per pubblicare il suo libro. Fa sorridere, invece, che egli stesso conferma di avvalersi di collaboratori in questa collezione di volti marziani, tra i quali Matteo Ianneo che da qualche tempo si diletta a scovare tali "anomalie" smanettando giorno e notte con Google Mars, in barba agli artefatti di compressione digitale sopra citati, come se tutta la tecnologia messa a disposizione dalla NASA fosse inefficace rispetto alla risorsa di Google di uso prettamente domestico.

 

Quali sarebbero le competenze/credenziali di Ianneo che hanno spinto Piccaluga a sceglierlo come collaboratore? La questione è stata approfondita in questo articolo pubblicato dal Query (il periodico del CICAP) e dal blogger John Watson qui.

 

Questa lunga cronistoria spiega perchè i racconti di Piccaluga hanno appassionato gente come quelli del CUFOM, fino a diventare presidente onorario del medesimo centro ufologico; e spiega perchè il presidente effettivo del CUFOM si sia pronunciato sul libro di Piccaluga in questo modo (cliccare per il full-size):

fonte: http://www.libreriauniversitaria.it/ossimoro-marte-vita-intelligente-pianeta/libro/9788889500019
fonte: http://www.libreriauniversitaria.it/ossimoro-marte-vita-intelligente-pianeta/libro/9788889500019