Fuffa Watchdog: Matteo Ianneo

Matteo Ianneo può essere considerato come una costola di Ennio Piccaluga, un suo discepolo. Condividono infatti gli stessi interessi e la medesima passione: scambiare artefatti fotografici generati dalla elaborazione digitale delle immagini in strutture artificiali oltre alla individuazone di profili umani e vegetazione. Anche in questo caso la vittima degli smanettamenti informatici è il pianeta Marte.

 

Di quale prodigioso strumento il sig. Ianneo si avvale, fino a far rosicare la NASA, l'ESA e ogni altro ente spaziale che, nonostante la tecnologia in loro possesso, non sono ancora riusciti a beccare un quark alieno? Lo straordinario strumento in dotazione a Matteo Ianneo, a dispetto di ciò che è a disposizione delle agenzie spaziali di tutto il mondo, è l'opzione Mars di Google Earth, sic et simpliciter.

 

Tali eccezionali scoperte hanno permesso a Ianneo di essere citato come "ricercatore", di cosa tuttavia non è ancora dato sapere.

Essendo di origine pugliese, le ricerche di Ianneo sono state notate dal Centro Ufologico di Taranto che qualche tempo fa ha pubblicato questo articolo (copia backup), dal quale si legge:

 

Ianneo utilizza il software Google Earth per svolgere le sue ricerche sul pianeta Marte, che è stato mappato con immagini ottenute da un satellite, fotografie aeree e un sistema lanciato dalla Nasa in collaborazione con Google. Le immagini in alta risoluzione permettono a chi le guarda di arrivare fino a un’altitudine di 150 metri senza perdere molto delle qualità delle immagini.

 

Di cosa stiamo parlando? La spiegazione è riportata qui in un articolo a firma di Luca Boschini, in cui è emerso quanto segue:

 

Per le zone in cui le immagini ad alta risoluzione non sono disponibili, Google Mars completa la mappa con fotografie a minor dettaglio prese con altri strumenti; queste fotografie appaiono sovente di diversa tonalità. Per finire, per rendere l’immagine colorata, lo strumento di Google si serve dei dati di colore tratti da immagini a bassa risoluzione. Ne consegue che i colori sono distribuiti a “macchie” per lo più quadrettate, ma è solo un effetto del programma utilizzato.

 

In definitiva la scoperta di Matteo Ianneo è solo una errata interpretazione di ciò che Google Mars mostra.

 

Basta infatti vedere l'immagine originale rielaborata da Google Mars per comprendere che Ianneo è incappato in semplici artefatti digitali che nulla hanno a che vedere con le rovine di una città marziana.

 

Ad aggiungere ulteriore ilarità alle "scoperte" fatte da Ianneo, ci ha pensato il blogger John Watson attraverso questo post (copia backup) in cui è emerso come, alla fine della fiera, il "ricercatore italiano" avesse solo premura di ricevere riconoscimenti e crediti per le sue produzioni create con gli smanettamenti via Google Mars. Questo che segue, estratto dal blog di Watson, è un passaggio davvero esilarante:

 

Matteo Ianneo: Vedendo le acque torbide e immaginando che qualcuno volesse farmi fesso...con la sua furbizia , messi sotto copyright il giorno 23/06/2011 questa immagine. Poi la ridepositavo perchè continuavano i miei studi su di essa, e la registravo quest'anno alla sezione OLAF della siae. L'immagine è pubblica ma... chi mette altri nomi sotto di essa è soggetto a violazione di copyright.. e violazione di plagio. Anche perchè il copyright rispetta la convenzione di Berna, quindi valido in tutto il mondo. Il copyright è riferito al lavoro di ingengno quindi alla mia propietà intellettuale.

 

John Watson: Sul serio, hai messo (anzi, messetti) sotto copyright un'immagine della NASA? Quale sarebbe il tuo lavoro di ingegno su quell'immagine, tanto per capire? Il fatto di avere chiamato quella formazione naturale "volto di Gandhi" per una vaga e casuale rassomiglianza e' un lavoro di ingegno?

 

Matteo Ianneo: Tornando a noi... vi prego cortesemente ed educatamente di rimodulare l'articolo facendo solo e soltanto il mio nome. Altri blog sono stati avvertiti, ed alcuni hanno rimosso il nome di altri scusandosi. Gli altri verranno denunciati per violazione, dal sottoscritto.

 

John Watson: Finalmente. Il marchio di fabbrica di Ianneo: la denuncia. Ho parlato di Ianneo tre volte, e due volte mi sono beccato minacce di tribunale. Una da lui direttamente (in un suo commento qui) e una indirettamente tramite il suo amico Giuseppe di Stadio (un altro che la sa lunga sul pubblico contraddittorio) qui. E' questa la caratura dell'uomo, signore e signori. Non sei d'accordo con lui? Denuncia. Gli fai notare che scrive cose non vere? Denuncia. L'ultima risorsa (e, in questo caso, l'unica) di chi non ha argomenti.

 

Non è tutto. Queste incoraggianti premesse hanno suggerito a Ianneo di autoprodursi un libro (copia backup) che raccoglie tali clamorose ricerche, presentato sul sito di lulu.com in questo modo (errori di interpunzione compresi):

 

MATTEO IANNEO dopo attenti e assidui studi condotti sull'argomento e scrutando, passo dopo passo,la superficie del pianeta rosso,individua elementi comuni alla nostra civiltà:volti e profili umani,animali,rovine, città e vegetazione.

 

Francamente spendere più di 10 euro per leggere fantasiosi commenti ad immagini di Google Mars lo trovo eccessivo. Per verificare di che spessore è fatto il libro ci viene in aiuto l'anteprima disponibile proprio su lulu.com (commentata anche da Watson) che qui riporto:

(Immagini tratte dall'anteprima del libro disponibile su lulu.com, degradate ai fini educativi e per utilizzo senza scopo di lucro, secondo la Convenzione di Berna, art.10)

 

Tralaciando alcuni passi incerti dell'introduzione, c'è da restare attoniti nello scoprire che gran parte dei contenuti sono stati sia letteralmente copiati che adattati dalla pagina di Wikipedia dedicata a Marte, come di seguito dimostrato:

 

- tratto dal libro:

Marte è il quarto pianeta del sistema solare ed è definito "il pianeta rosso" per l'enome quantità di ferro presente sulla superficie.

 

- tratto da Wikipedia:

Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e l'ultimo dei pianeti di tipo terrestre dopo Mercurio, Venere e la Terra. Viene chiamato il Pianeta rosso a causa del suo colore caratteristico dovuto alle grandi quantità di ossido di ferro che lo ricoprono.


- tratto dal libro:

Marte orbita attorno al Sole a una distanza media di circa 228 milioni di chilometri e il suo periodo di rivoluzione è di circa 687 giorni, corrispondenti a 320 giorni e 18,2 ore terrestri. Il giorno solare di Marte è poco più lungo del nostro: 24 ore, 39 minuti e 35,244 secondi.


- tratto da Wikipedia:

Marte orbita attorno al Sole a una distanza media di circa 228 × 106 km (1,52 UA) e il suo periodo di rivoluzione è di circa 687 giorni o 1 anno, 320 giorni e 18,2 ore terrestri. Il giorno solare di Marte (il Sol) è poco più lungo del nostro: 24 ore, 39 minuti e 35,244 secondi.


n.d.r.: da rilevare, in quest'ultimo maldestro copia-incolla, la dimenticanza della cifra 1 in relazione al periodo di rivoluzione del pianeta.

 

- tratto dal libro:

Nel 1609 Galileo Galilei fu il primo a puntare il suo telescopio verso il pianeta rosso.

 

- tratto da Wikipedia:

Nel 1609 Galileo fu il primo uomo a puntare un telescopio verso Marte.

 

- tratto dal libro:

Giovanni Schiapparelli a Milano utilizzò un telescopio di 22 cm per formulare la prima mappa dettagliata di Marte e dei suoi canali.

 

- tratto da Wikipedia:

Giovanni Schiapparelli in quel momento a Milano, utilizzò un telescopio di 22 cm per formulare la prima mappa dettagliata di Marte la cui nomenclatura è ancora oggi quella ufficiale.

 

- tratto dal libro:

Nella mitologia Hindu prendeva il nome di Mangala

 

- tratto da Wikipedia:

Nella mitologia Indu Marte era conosciuto come Mangala

 

- tratto dal libro:

Nel passato si pensava che Marte fosse popolato dai marziani.

 

- tratto da Wikipedia:

La credenza, un tempo universalmente accettata, in base alla quale Marte fosse popolato da Marziani intelligenti

 

Che dire? Se Ianneo ha chiaramente dimostrato, come sopra riportato, tanta attenzione nel pretendere il copyright sulle sue "scoperte", sarebbe stato giusto che nel libro venisse indicata la fonte di Wikipedia da cui ha copiato e adattato l'introduzione al pianeta Marte.

 

La prefazione del libro, come si può leggere dal suo contenuto, è da considerarsi invece l'apoteosi del ci fai o ci sei?, dove Ianneo va lamentandosi di come alcune risposte ricevute da chi ha letto le sue segnalazioni siano state un po' rigide: viene praticamente scambiata la verità sull'effettiva consistenza delle sue ricerche in un insulto.

 

E come conclude Ianneo la sua lagnanza? Fin troppo prevedibile:

 

«Rimane il fatto che, con le mie sole forze e senza l'aiuto di nessuno, il mio nome è sobbalzato nel web ed è citato in diversi siti mondiali, compreso quello di Google Earth che si è complimentato per il tag più cliccato di quel periodo.»

 

In soldoni... basta che sia citato. Che gran ricercatore.

 

Concludendo, non può mancare un video pubblicato su YouTube con una divertente carrellata delle scoperte fatte da Matteo Ianneo, compreso un castello marziano (LOL!):